
A 84 anni in una clinica romana è morto Michele Greco soprannominato il Papa di cosa nostra.Quando lo arrestarono in un casolare sulle montagne di Caccamo aveva ancora la bibbia aperta sul comodino. Questo connubio questa corrispondenza simbolica tra criminalità organizzata e spiritualità cattolica in fondo non è mai stata indagata, termini come famiglia, il segno di pace che si scambiano i mafiosi per salutarsi, i santini bruciati al momento del battesimo di un nuovo adepto. Sono tutti particolari inquietanti. La chiesa da parte sua non è mai entrata nel merito di questo abominevole sincronismo, trincerandosi dietro i suoi capisaldi, il pentimento e l'assoluzione. C'è da aspettarsi quindi che alla morte di un Papa ne seguirà un altro, ma forse non è proprio così, perchè nel proverbiale conservatorismo mafioso si è aperta una falla. I figli dei vecchi boss che spesso erano individui gretti e tenacemente analfabeti, adesso si sono aggiornati, conoscono alla perfezione la rete e i nuovi sistemi di comunicazione, sanno tutto di macro economia e non hanno difficoltà ad abbinare il vino giusto alle pietanze. Allora il prossimo Papa di cosa nostra magari porterà il nome di qualche economista: Murdock, Bill Gates per citare i più famosi. Solo la chiesa non è ancora riuscita a svecchiarsi e non ha la minima intenzione di mettere in discussione i principi obsoleti e marcatamente ideologici che la governano. Allora c'è da aspettarsi che in un futuro nemmeno troppo lontano la mafia si svincoli da questo legame indissolubile che ha stabilito con la chiesa di Roma. Tra un pò il mafioso di turno verrà a bussare a casa nostra fregandosene del nostro sacro focolare domestico, e come il più classico rappresentante di folletto, seduto sul nostro divano comprato a rate e ancora conservato nel cellophan tirerà fuori il suo campionario con i relativi prezzi.
E allora avremo voglia a dirgli che siamo impegnati, che non abbiamo tempo da perdere..
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